Traduzione Editoria
in evidenza
Premio per la traduzione “HarperCollins Italia”

30 settembre 2017

Sabrina Deliperi vince il Premio per la traduzione “HarperCollins Italia”- Giornate della traduzione letteraria.

continua
Premio Giovanni, Emma e Luisa Enriques

A Claudia Zonghetti il Premio Enriques delle Giornate della Traduzione letteraria.

continua
Esame di ammissione "Tradurre la letteratura"

Nelle seguenti date si svolgeranno gli esami di ammissione al corso "Tradurre la letteratura"

Venerdì 8 settembre 2017, ore 14.00, Misano Adriatico

Venerdì 29 settembre 2017, ore 11.00, Roma

continua

News | Intervista ad Alice Casarini, vincitrice del Premio per la traduzione Harlequin Mondadori 2013


L'intervista alla vincitrice del Premio Harlequin Mondadori 2013

 

Alice Casarini

 

Alice, raccontaci qualcosa di te: chi sei, cosa fai, quali sono i tuoi interessi…

 

Sono un’insaziabile consumatrice di parole e di immagini in movimento, da sempre innamorata delle sonorità anglofone. Sto finendo il dottorato in Traduzione, Interpretazione e Interculturalità presso l’Università di Bologna (sede di Forlì); analizzo la percezione della cultura adolescenziale statunitense attraverso il doppiaggio e il fansubbing delle serie televisive. Ho insegnato interpretazione di trattativa e dal prossimo semestre insegnerò traduzione dall’inglese all’italiano. Sono anche traduttrice freelance, mi occupo principalmente di localizzazione di videogiochi, sottotitolaggio e traduzioni accademiche ed editoriali. Dulcis in fundo, scrivo recensioni e co-gestisco la sezione sulle serie televisive di Cinema Errante (http://www.cinemaerrante.it/author/alice-casarini/), pratico lo yoga e sono un’inguaribile teinomane.

 

Ci racconti il tuo esordio come traduttrice?

 

Da bambina amavo “giocare alle traduzioni”, ma non sono mai riuscita a convincere le perplesse compagne di merende! L’esordio professionale risale ai primi anni di università: la letteratura nordamericana mi ha rapita all’istante e fortunatamente nessuno ha mai pagato il riscatto, quindi sono riuscita a passare un paio d’anni negli USA (nei quali vivo ancora mentalmente). Fra i primi lavori, quello che ricordo con più soddisfazione è la traduzione di alcuni saggi di Amiri Baraka, pubblicati nel volume Amiri Baraka. Ritratto dell'artista in nero (a cura di F. Minganti, G. Rimondi); Imola: Bacchilega Editore, 2007.

 

Frequenti da tempo il mondo della traduzione... sia a livello accademico che a livello pratico. Cosa puoi raccontarci della tua esperienza sul campo?

 

Credo che la traduzione sia un settore che può trarre enormi benefici dal connubio tra ricerca accademica e attività pratica. Una base teorica può fare miracoli per l’impostazione del lavoro, ma per capirla fino in fondo è fondamentale scontrarsi in prima persona con polisemie ingannevoli, falsi amici, sintassi contorte e tutti gli altri ostacoli che ogni traduttore deve imparare ad affrontare sul campo. Il percorso che ho seguito finora si è snodato fra carta stampata, audiovisivi e web, ciascuno con le proprie difficoltà specifiche. Uno dei lati più stimolanti di questo mestiere è la necessità di adattarsi alle sfide che si presentano di volta in volta, il sapersi immergere nella ricerca ermeneutica con tutte le proprie energie, per poi magari arrivare alla meta stremati, ma rendendosi conto di quanto si impara durante il tragitto. Poche professioni offrono la possibilità di costruirsi una cultura così poliedrica, il che ovviamente è un’arma a doppio taglio, ma dà anche una notevole soddisfazione.

 

Il mondo degli audiovisivi è molto diverso da quello dei libri? Quali sono i punti di contatto e quali le differenze tra questi due campi?

 

Sicuramente si tratta di due universi distinti, ma i punti di convergenza si possono trovare nell’eventuale comunanza di matrice o di target. All’atto pratico, la differenza principale consiste nei limiti concreti imposti dal formato multimediale: dopo aver tradotto stringhe su stringhe di dialoghi videoludici con limiti di caratteri già risicati per l’inglese (figuriamoci per l’italiano!) o aver ridotto all’osso gli elementi non portatori di significato per condensare una battuta in un sottotitolo leggibile in pochi secondi, passare a una traduzione potenzialmente priva di limiti scatena quasi un delirio di onnipotenza!

 

Come hai conosciuto il Premio Harlequin Mondadori e cosa ti ha spinto a partecipare?

 

Seguivo da tempo le iniziative Mondadori legate alle Giornate della Traduzione Letteraria e ringrazio Harlequin Mondadori per avermi dato l’opportunità di cimentarmi con un genere così fortemente connotato, che per giunta mi ha permesso di mettere a frutto l’esperienza maturata con la tesi di laurea, la traduzione del primo romanzo di Ann Radcliffe, The Castles of Athlin and Dunbayne, ancora inedito in Italia e con molti punti in comune con il brano scelto per il concorso.

 

La letteratura rosa è un genere che frequenti abitualmente come lettrice? Cosa ne pensi?

 

Il mio alter ego appassionato di chick lit ha il cuore spezzato, ora che Bridget Jones ha rimpiazzato il compianto Mark Darcy con un toy boy! Confesso che le mie letture abituali sono un po’ più dark, ma, per citare appunto Stephen King, che amo molto, credo che ci sia del vero nel motto “è la storia, non colui che la racconta”. Le Grandi Storie si possono declinare in molti modi e la letteratura rosa è spesso riconducibile ad archetipi narrativi immortali che non perdono mai il loro appeal, quindi per me è estremamente affascinante immergermi in un mondo che spinge a vivere le emozioni in modo istintivo e viscerale, utilizzando un apparente manicheismo per celare (e poi svelare) i contorti percorsi dell’animo umano che portano a riscoprire se stessi e gli altri, cosa che spesso dimentichiamo di prendere in considerazione nella vita reale.

 

Dal punto di vista della traduzione, quali sono le maggiori difficoltà che si incontrano nel tradurre romanzi rosa storici?

 

La difficoltà principale, a mio avviso, è data dall’abbondanza e dalla specificità dei realia: se è vero che the devil is in the details, l’attenzione ai particolari caratteristica dei romanzi rosa storici è una vera e propria fucina di demoni per i traduttori. D’altra parte si tratta anche degli elementi che meglio definiscono l’atmosfera e la posizione storico-geografica delle opere di questo genere, quindi è doveroso prestarvi l’attenzione necessaria. Occorre poi trovare una “voce” italiana che suoni relativamente distante a livello temporale, ma non tanto da ostacolare il flusso naturale della narrazione.

 

Quali sono secondo te i requisiti che deve avere un buon traduttore? Pensi che tradurre sia un mestiere che si può imparare o che si tratti di un talento innato?

 

Un buon traduttore deve avere una passione infinita per la ricerca, una pazienza inesauribile e la capacità di aprirsi al nuovo e di trovare sentieri alternativi quando la strada principale è ostruita (cosa che accade fin troppo di frequente). Sicuramente una predisposizione in questo senso aiuta molto, ma si tratta anche di un mestiere che si impara – anzi, di un mestiere in cui non si smette mai di imparare. Si impara da se stessi e dai propri errori, ma anche e soprattutto dagli altri, che si tratti di docenti (e posso testimoniare l’efficacia dei corsi ben strutturati), di colleghi conosciuti personalmente o anche di interlocutori più o meno anonimi che condividono le proprie competenze attraverso i canali della wikinomics.

 

Quali consigli daresti a un giovane traduttore che oggi voglia accostarsi a questa professione?

 

Consiglierei di sperimentare vari tipi di traduzione per scoprire il percorso che gli è più congeniale: la passione per l’acquisizione e la trasmissione della conoscenza è comune a tutti i settori, ma all’enorme varietà di tipologie testuali corrisponde un’ampia gamma di competenze specifiche di cui ognuno dispone in misura diversa. Ma soprattutto consiglierei di accettare il fatto che si tratta sempre di un percorso in fieri: si può arrivare ad avere clienti fissi e a costruirsi una propria routine, ma è fondamentale avere sempre la pazienza e l’umiltà di confrontarsi con il nuovo e di godersi il viaggio, più che la destinazione.

 

Ritieni che iniziative come le Giornate della Traduzione Letteraria di Urbino possano aprire nuove prospettive ai traduttori?

 

Credo che questi momenti di confronto e di apprendimento siano più che mai fondamentali in un settore in cui spesso si lavora in totale solitudine. Il dialogo con i colleghi e con le altre figure del mondo editoriale permette di acquisire una quantità di informazioni impagabile e di conoscere persone e realtà affascinanti con cui confrontarsi.

 

Nel campo degli audiovisivi, il traduttore è ancora più invisibile che nell'editoria libraria. Qualcosa si sta muovendo in questo senso?

 

Purtroppo al momento ci sono ben pochi sviluppi per quanto riguarda la visibilità dei traduttori audiovisivi. In molti casi si tratta anche di una questione di riservatezza delle informazioni a cui i traduttori hanno accesso: spesso per i prodotti televisivi o videoludici l’attesa è talmente elevata da far crescere esponenzialmente il rischio di leak, soprattutto sui social network, quindi i committenti giustamente si tutelano attraverso contratti di non divulgazione. Ciò che invece dà più speranza è il lento ma progressivo mutamento della percezione del ruolo del traduttore nel mondo dell’entertainment e nel settore dell’accessibilità, in seguito allo sviluppo di un pubblico televisivo e cinematografico più specializzato e alla crescente attenzione alle necessità degli utenti con disabilità visive o uditive.

 

Intervista a cura di Alessandra Roccato

Documenti Correlati


Area Riservata

Hai dimenticato la password?