Chi, per chi, nonostante cosa: ruoli, interlocutori e vincoli nella traduzione del manga

Nel corso degli ultimi tre decenni il mercato del manga si è ritagliato un posto stabile e di rilievo non solo nell’ambito dei prodotti culturali legati al Giappone, ma anche tra i frutti della cultura popolare in senso lato e, cosa più eclatante, tra gli scaffali e nelle vetrine delle grandi catene librarie generaliste. Nel corso degli anni Dieci in particolare l’approccio delle case editrici interessate al fumetto giapponese (sempre più numerose e di diversa natura) nei confronti della traduzione e dell’adattamento dei manga si è evoluto in linea con le esigenze espresse da nuove categorie di lettori e con l’emergere di un contesto mediale sempre più globale, interculturale e digitale. In seno a tale contesto si è formata una nuova figura professionale che, in età ancora precoce, è andata incontro a rapide evoluzioni nelle sue competenze, possibilità, requisiti e aspettative esterne. Quella del traduttore di manga risulta pertanto ancora oggi una figura sfuggente e tutta da definire: in cosa consiste, dunque, e come lavora? Quali specificità mostra rispetto ad altre figure legate alla lingua giapponese e al fumetto in altre lingue? Attraverso quali processi si snoda il suo lavoro e a quali invece si affianca? E infine quali sono i suoi obiettivi, i suoi interlocutori e i suoi vincoli specifici?


Giacomo Calorio, phd in Digital Humanities presso l’Università di Genova, è ricercatore di tipo A presso l’Università degli Studi di Milano – Bicocca, dove insegna lingua e cultura giapponese. I suoi interessi di ricerca vertono soprattutto intorno al cinema e alla cultura visuale del Giappone, ma ha alle spalle anche una lunga esperienza come traduttore di manga. Tra i numerosi titoli ai quali ha lavorato dal 2004 a oggi figurano Death Note, Hunter X Hunter, Blame!, Gantz, Eden, Beastars.