Tradurre dall'ebraico, tradurre Eshkol Nevo

Nel seminario racconterò l'esperienza di tradurre dall’ebraico un autore vivente seguendo l'evoluzione della sua scrittura nel tempo. 
Partirò dal senso e dal valore di tradurre letteratura israeliana in italiano. Esaminerò alcune problematiche specifiche della traduzione da una lingua millenaria (ma in continua evoluzione) e della traduzione di termini e concetti legati a una cultura antica e a un paese moderno e noto. Il fatto che la cultura ebraica e israeliana siano superficialmente note ai lettori si trasforma in un’ulteriore sfida per il traduttore. 

Nata in Italia da madre israeliana, fin da giovanissima Italia e Israele hanno costituto parte essenziale del mio orizzonte. Sono cresciuta e ho studiato in Italia, ho trascorso buona parte della mia vita adulta in Israele e poi sono tornata a vivere a Milano, mia città natale.


Fin da quando ho scritto la tesi di laurea su tre scrittori israeliani, mi sono resa conto che la letteratura è il modo migliore per conoscere la storia e l’anima di Israele e di coloro che ci vivono. Un romanzo ci può traghettare oltre superficialità e stereotipi. Complice un grande amore per la lettura fin dall’infanzia, è stato spontaneo dedicarmi alla traduzione letteraria per diventare un ponte fra le due culture che coesistono dentro di me. Mi piace accompagnare i lettori italiani dentro romanzi che permettono loro di avvicinarsi alla realtà distante ma insieme prossima (non solo geograficamente) di Israele. Altra grande soddisfazione è assistere come interprete, durante le loro visite in Italia, gli autori di cui traduco i libri: frequentarli di persona mi permette di sintonizzarmi sempre meglio sulle loro frequenze.

Quando traduco mi sento una cassa di risonanza, attraverso la quale la musica dell’ebraico si trasforma nella musica dell’italiano. Attraverso la quale una forma mentis, una cultura, una tradizione, possono diventare comprensibili nonostante le distanze geografiche e culturali