Tradurre il turpiloquio. "Francesismi" da Trump a Malraux
La resa del turpiloquio è problematica per diverse ragioni: l’imbarazzo di impiegare una lingua scurrile, l’abbassamento del registro e il rischio conseguente di cadere nei regionalismi, il timore di accentuare o attenuare un insulto.
Ma è proprio nella trivialità che l’aderenza al testo fonte è essenziale, perché la lingua non sorvegliata svela le pieghe più nascoste dell’animo umano. La lingua di Trump e le imprecazioni di Sarkozy sono quelle riportate dai media italiani? E come suona una parolaccia in un contesto letterario, in un classico, per esempio? Dalla politica alla letteratura, una carrellata dei "francesismi" più eclatanti.

Stefania Ricciardi è dottore di ricerca in Études italiennes e docente ospite alla Katholieke Universiteit Leuven. Collabora con diversi editori tra cui Mondadori, Bompiani ed Einaudi, per i quali ha tradotto Pierre Lemaitre (Ci rivediamo lassù, prix Goncourt 2013 e premio Isola d’Elba-Raffaello Brignetti 2014), i classici Marguerite Yourcenar, André Malraux, Irène Némirovsky, il filosofo Alain Badiou e il saggio di Bérengère Viennot La lingua di Trump (2019). Nel 2011 ha ricevuto il Prix de la Traduction Littéraire - Fédération Wallonie-Bruxelles.